SCIENZA E
FILOSOFIA
La vita: un esperimento di
fisica a basse temperature?
di
Margherita
Bologna
marghebo2000@yahoo.com
Si può
parlare di leggi nel campo della biologia nel senso in cui se ne parla
nelle scienze "dure" come la fisica? All'interno della seconda Scuola
Internazionale di Filosofia e Storia della Biologia tenuta a Nettuno
nel mese di ottobre con il patrocinio dell'Università degli studi di
Cassino, della Società Italiana di Logica e Filosofia della Scienza,
dell'Istituto Italiano per gli Studi filosofici e dell'Università
civica "Andrea Sacchi", il confronto fra le diverse e discordanti
posizioni avviene a distanza.
Nella
relazione iniziale avente per titolo La vita come esperimento di
fisica il professor Edoardo Boncinelli, attuale direttore della
SISSA di Trieste, afferma che "gli organismi viventi non hanno nulla di
diverso dalle entità materiali che studia la chimica e la fisica". Le
differenze che distinguono la biologia dalla fisica sono "piccole".
Negli organismi viventi più che le leggi sono di fondamentale
importanza le condizioni iniziali e, tra queste, il genoma di una
determinata specie (ma non i geni che sono gli stessi, anche se adattati
ai circuiti specifici delle diverse specie).
La vita è
caratterizzata da una continuità obbligata: ogni essere vivente nasce da
un altro essere vivente.
Per questo l'evoluzione è "spaventosamente
conservativa".
L'altro elemento determinante per il sorgere della
vita è la temperatura. Gli organismi viventi si collocano all'interno di
un piccolo intervallo spostato verso il basso a confronto con le
temperature dell'universo. Se alle alte temperature la simmetria è alta
e la materia è dominata da un'unica forza, alle basse temperature
avvengono continue rotture di simmetria accompagnate dalla nascita delle
quattro forze oggi conosciute: la forza di gravità, la forza nucleare
forte, la nucleare debole e quella elettromagnetica, tutte presenti alla
temperatura attuale. Alle alte temperature come quelle esistenti sulla
superficie del sole non possono esserci molecole o cellule ma solo il
movimento degli atomi. Gli aggregati stabili inorganici e organici quali
le macromolecole e poi gli organismi multicellulari si sono potuti
sviluppare solo quando la temperatura si è abbassata.
Fisico di
formazione, che ha lavorato per tanti anni nel campo della biologia, il
prof. Boncinelli proseguendo sulla via dell'esposizione del metodo
riduzionista rincara la dose: "la vita è un esperimento di fisica
spontaneo, relativamente isotermo che richiede temperature relativamente
basse".
La vita degli organismi pluricellulari si sviluppa in un
intervallo di temperatura ancor più limitato rispetto a quella degli
organismi unicellulari che possono vivere anche a cento gradi. Per di
più lo sviluppo del sistema nervoso si è realizzato in animali omeotermi
cioè con temperatura stabile. Siamo costituiti di componenti che
mantengono la loro integrazione rimanendo stabili nello spazio e nel
tempo perché la temperatura si mantiene costante. Di conseguenza i
legami che intercorrono tra le varie parti materiali non vengono
continuamente rotti.
L'oggetto
specifico della biologia è quella particolare caratteristica del vivente
costituita dal codice genetico di cui sono dotati tutti gli organismi.
Al momento questo codice sembra essere arbitrario (cioè senza alcun
rapporto tra significante e significato). In particolare la biologia
molecolare considera l'informazione che è trasmessa dal patrimonio
genetico. Il genoma infatti può essere considerato come una lunga frase
fatta con un alfabeto di quattro lettere in cui è importante l'ordine
con il quale l'informazione si succede. Il messaggio è diviso in unità
discrete, vincolate dal codice in modo da non uscire da schemi
prefissati, che consentono di superare il rumore di fondo delle
fluttuazioni termiche alle quali sono soggette le molecole.
Le
possibilità combinatorie di queste unità sono molto ampie ma - afferma
il prof. Boncinelli - il repertorio è pur sempre finito. Di un certo
numero di possibilità fornite dall'organismo e dalle cellule gli eventi
esterni ne selezionano una sola. Questa è quella che in senso lato si
chiama esperienza. Dall'interazione con l'ambiente nascono le
differenze. Per questo in biologia non ci sono leggi ma solo delle
regolarità.
Di diverso
avviso è il prof. Giovanni Boniolo, docente di Filosofia della scienza
all'Università di Padova: sono leggende metropolitane quelle che
affermano che la biologia sia riducibile alla fisica.
Innanzitutto
occorre specificare l'ambito semantico del termine riduzione. Citando
Mario Ageno, il prof. Boniolo mette in rilievo la differenza tra un
sistema biologico e un sistema fisico: un sistema fisico è un sistema
legato e talvolta coerente. Un sistema biologico
è sempre un sistema coerente e dotato di un programma cosicché il
passaggio per riduzione da un sistema all'altro non è certo semplice ed
ovvio.
In ambito
filosofico il significato del termine riduzione è stato analizzato da
Nagel nel 1961 nel libro intitolato La struttura della scienza.
Secondo la filosofia di Nagel, di stampo carnapiano, per ridurre una
teoria all'altra occorre prima assiomatizzarla inserendo la spiegazione
del concetto di riduzione all'interno di un sistema formale. Se ridurre
significa assiomatizzare - domanda il prof. Boniolo - è possibile
ridurre la genetica mendeliana alla genetica molecolare e la genetica
molecolare alla biochimica? Evidentemente no perché seguendo la teoria
di Nagel occorrerebbe assiomatizzarle. Esistono assiomatizzazioni di
parti della biologia ma non di tutta la biologia. Quindi sono possibili
solo riduzioni locali. La filosofia della scienza fornisce altri
strumenti per affrontare il problema del riduzionismo pur senza fare
riferimento a questo termine. Per esempio il concetto di spiegazione che
non richiede la necessità di ricorrere ad assiomatizzazioni. Nel libro
L'immagine scientifica Bas van Fraassen sostiene che spiegare
significa rispondere ad una "domanda-perché". La spiegazione è una
risposta ad una particolare domanda per la quale è il contesto
discorsivo che determina la risposta giusta. Si pone allora il problema
di stabilire il contesto giusto perché la stessa domanda scientifica può
essere collocata a livelli diversi. Dal contesto, che riveste una
importanza fondamentale sia per la domanda che per la risposta, è
necessario allora isolare lo sfondo disciplinare di riferimento in
quanto ogni sfondo disciplinare contiene al suo interno la propria
struttura inferenziale operante all'interno di un modello esplicativo.
Senza addentrarci nel cuore della spiegazione fatta dal prof. Boniolo
che potrebbe essere oggetto di una prossima pubblicazione va detto che
in biologia ci sono vari ambiti, varie regioni disciplinari con statuto
caratteristico proprio.
Ciò posto è
possibile parlare di leggi in biologia?
Sarebbe certamente
sbagliato affermare che non ci sono perché non sono come quelle
specifiche della scienza fisica. Piuttosto occorre cercare di
identificare le caratterizzazioni delle leggi in biologia. Nel contesto
della biologia è più appropriato parlare di leggi descrittive che di
leggi predittive. Ogni scienza ha caratteristiche proprie. Sarebbe un
errore attribuire ad una scienza caratteristiche che sono di altre. In
fisica non esistono leggi disposizionali, teleologiche o funzionali come
in biologia , per cui se la biologia è differente dalla fisica non è
detto che sia la fisica la scienza fondamentale rispetto la quale
misurare le altre.
Un
contributo a livello di analisi storica e del problema della natura
delle leggi in biologia è stato portato dal prof. Pietro Omodeo docente
presso il Dipartimento di Biologia Evolutiva dell'Università di Siena.
Nel Novecento la tradizionale distinzione tra "scienze esatte" e
"scienze naturali" è stata soppiantata ad opera del circolo di Vienna
per una ridefinizione in "scienze standard" e "scienze non standard",
distinzione questa che ha una accentuata connotazione negativa per le
seconde.
Il lavoro
di Russell e Popper ha poi contribuito a diffondere le attuali idee
sulla scienza. Se Russell accetta che "una legge può essere
completamente scientifica senza che sia quantitativa" come dimostrano le
leggi di Pavlov sui riflessi condizionati, Popper identifica tutta la
scienza con la fisica attribuendo alle scienze naturali il valore di
doxa e collocando la teoria dell'evoluzione nell'ambito della metefisica
per il fatto che è impossibile falsificarla.
Il metodo
adottato dai naturalisti - secondo il prof. Omodeo - per molteplici
ragioni non può essere quello adottato dai cultori delle scienze esatte.
Le loro semplificazioni e astrazioni da cui traggono per via
deduttiva certi risultati non si attagliano ad una scienza che ha a che
fare con un "magma di nozioni estremamente mobile" per il quale non è
consentito nessun processo di semplificazione o di riduzione che
suonerebbe abusivo. Il modo di lavorare dei naturalisti del 1500, tra i
quali Galileo Galilei che partiva dalle osservazioni, dai fatti per
costruire un mondo nuovo, è di natura empirica e procede per successive
approssimazioni. La necessità di ordinare l'enorme quantità di notizie e
osservazioni fatte, ha portato a generalizzazioni che conservano
tuttavia una natura provvisoria e non un valore universale. (Come ha
osservato Gessner è un grosso vantaggio in campo naturalistico non
enunciare degli universali) .
Nel tempo,
alcuni principi sono stati arricchiti di ulteriori conferme. Un esempio
è costituito dall'affermazione che i mammiferi nutrono la prole con il
latte e i loro globuli rossi sono privi di nucleo.
Altre
generalizzazioni invece si sono rivelate infondate. In aggiunta
all'approcccio induttivo la biologia (che studia i viventi e non la
vita) utilizza il metodo comparativo. Sulla base della osservazione di
proprietà comuni appartenenti a tutti i viventi ci si è persuasi
dell'esistenza di un certo grado di parentela tra tutte le specie
animali ma anche tra tutte le specie viventi.
Le ricerche
di biologia molecolare del Novecento non hanno fatto altro che
confermare questa antica supposizione.
Un certo
paradigma scientifico stigmatizza come punto debole della biologia il
fatto che essa non sia una scienza predittiva e cioè non si avvalga
della matematica. L'utilizzo della matematica in biologia non è sempre
possibile perché i viventi sono sempre inseriti in un ambiente e quindi
soggetti a perturbazioni. In alcuni settori dove è possibile compiere
esperimenti senza disturbi ambientali la matematica viene applicata. In
altri casi il potere di previsione di questa scienza c'è ma è su una
scala ridotta dei tempi in rapporto con l'astrofisica, a causa delle
molteplici variabili che sono in gioco. In biologia, a differenza della
fisica, possono avvenire eventi singoli, non ripetibili allo stesso
modo.
E' il caso
dell'effetto del fondatore (vedi Sulla
verticale di antenati lontani) o del fotone ad
alta energia che urta contro un gene. Ogni volta che il fotone colpisce
indirettamente il bersaglio attraverso la produzione di superossidi e
perossidi che interagiscono con esso, si produce una mutazione.
In questo
senso il prof. Omodeo definisce la biologia una scienza storica a
differenza del prof. Boncinelli che attribuisce alla storicità il
significato di continuità.
Se la
biologia non è una scienza di previsione come la fisica - conclude il
prof. Omodeo - "le previsioni in campo storico sono possibili, ma sono
sempre e solo di carattere negativo". Citando Russell conclude con un
monito rivolto a chi "si illude" di programmare il futuro biologico
dell'umanità: "Una politica di rapina dei beni naturali di questo
pianeta non si può concludere se non in una catastrofe". E aggiunge con
Russell: "un programma di modificazione del patrimonio ereditario
dell'uomo, in vista di un futuro che non si conosce, non può portare che
a orrori indicibili".
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